Storia

Il granito veniva utilizzato già nel XV secolo, come si legge in una lettera di Galeazzo Maria Sforza datata 21 agosto 1473, con la quale decretava che agli abitanti di Mergozzo, Albo e Bracchio era possibile estrarre pietre «dai monti e dai colli situati nella giurisdizione di quei luoghi in cui abitano e per proprio uso e soltanto per le loro case e per le loro necessità; ma non che abbiano facoltà di vendere alcunché degli stessi marmi e pietre o farne alcun commercio».
La prima cava gestita a scopo commerciale viene invece ufficialmente aperta nel 1604.
Il boom dell’attività estrattiva si avrà nel XIX secolo, quando il Montorfano, trasformato in un enorme cantiere, arrivò a contare fino a 39 cave attive.
L'attività di estrazione ha influenzato molto la vita nei dintorni, tanto che essa sarà per molto tempo il fondamento dell'economia mergozzese con generazioni di scalpellini.


Qualche dato numerico

Il valore della pietra estratta sul Montorfano risulta chiaro dai tariffari per gli affitti delle cave. Infatti si legge in una “Stima” del 1720 che “a fronte di un valore di 50 lire per Albo e di 20 per Bracchio, stanno le 600 lire per quelle del Monte Orfano”.
La sola cava coltivata dal signor De Giuli Fedele nel 1837 contava 112 lavoranti: 10 minatori, 48 tagliatori, 39 scalpellini, 15 manovali. Lo sfruttamento della pradera (cava) è poi proseguito tra il 1894 e il 1930, amministrato con sapienza dal Cavalier Luigi Donna, nipote di Fedele De Giuli. La cava di granito bianco detta Cava Donna è oggi l'unica attiva sul Montorfano.

Le tecniche di estrazione antiche


Apertura della cava

Prima di aprire tutti i siti per l’estrazione della pietra venivano effettuati un’ispezione del luogo e accurati sondaggi. Veniva poi estratto un pezzo di pietra e si stabiliva il tipo, il colore e lo stato di consistenza. A quel punto se il sito risultava idoneo si chiedeva l’autorizzazione per l’apertura all’amministrazione comunale e alle autorità superiori competenti, nel caso del Montorfano alla prefettura di Pallanza. Se l’autorizzazione veniva concessa si cominciava a collegare il sito di estrazione con il fondo valle, a volte i sentieri potevano essere molto ripidi e pericolosi. Veniva poi costruita nel punto più opportuno la forgia, un luogo per la cura e la manutenzione degli utensili. Successivamente iniziava l’escavazione, si doveva togliere il primo strato di roccia, il caplàsc, rovinato dalle intemperie. Più anticamente il taglio veniva eseguito con cunei di betulla o di rovere che venivano inseriti nella roccia e poi venivano bagnati. Si riusciva così a staccare grossi blocchi grazie alla dilatazione del legno. Il metodo utilizzato in seguito, a partire dalla fine del XVIII secolo, fu quello della polvere nera, non solo per togliere il caplasc ma anche per le estrazioni.


L'estrazione con la polvere nera

Il metodo di estrazione mediante l’esplosione della polvere nera venne introdotto attorno alla fine del 1700 ed è stato utilizzato ancora nella seconda metà del XX secolo. Si eseguiva facendo profondi buchi, anche oltre 10 metri, di circa 4 centimetri di diametro con ferri tondi o esagonali dalla punta molto tagliente percossi da minatori con una grossa mazza. All’interno di questi fori si inseriva la miccia e la polvere da sparo aiutandosi con un lungo legno dritto (pastural), il foro veniva poi tappato con terra argillosa. La prima esplosione causava un allargamento del foro nel quale si introduceva una carica più potente, questa operazione veniva ripetuta più volte, con intervalli di alcune ore, fino a che il masso non si staccava. È un metodo molto più rapido rispetto a quello con i cunei lignei bagnati, ma è anche molto dispendioso, infatti causa altissime perdite di materiale, a volte superiori all’ottanta per cento della pietra abbattuta.


Il trasporto

La complessità e pericolosità del lavoro di cava non si fermava alle operazioni di estrazione, ma coinvolgeva pure le successive attività di trasporto. La prima fase, in cui si dovevano far discendere le pietre dalla montagna, era certamente la più delicata. Essa poteva essere svolta solo in alcuni casi con carri, laddove le pendenze non fossero eccessive, laddove invece, ed erano in zona i casi più frequenti, ci fossero forti dislivelli e notevoli pendenze, venivano utilizzate particolari slitte (struse), trattenute con funi e fatte scivolare lungo ripide vie lastricate dette lizze.
Una volta giunta sul fondovalle la pietra poteva poi avvantaggiarsi per il trasporto, anche su lunghe distanze, della presenza di vie d’acqua, quali il Toce (a Candoglia) e il Lago Maggiore (per il Montorfano).


 

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Legni e tessuti di 2000 anni fa

Legni e tessuti di 2000 anni fa

Sabato 13 maggio 2017, presso il Civico Museo Archeologico di Mergozzo, dalle ore 17.00, si terrà l'incontro per il ciclo “L’eterno e l’effimero” dal titolo "Legni e tessuti di 2000 anni fa".

Gli archeobotanici, che negli scorsi mesi hanno analizzato i frammenti di materia organica rinvenuti nella necropoli orientale “della Cappella” di Mergozzo, oltre ad illustrare gli aspetti generali della loro particolare attività scientifica, daranno conto di alcuni risultati delle analisi effettuate che hanno consentito, attraverso l’esame dei legni mineralizzati sugli attrezzi da lavoro in ferro, di ricostruire alcuni elementi del paesaggio vegetale antico.

Mentre i resti di tessuti, anch’essi conservati per mineralizzazione su strumenti e oggetti d’ornamento, hanno permesso di individuare tecniche e tipologie di fibre tessili impiegate e infine i frammenti di cuoio restituiscono utili dati sulle calzature indossate dai mergozzesi di 2000 anni fa.

L’archeobotanica, disciplina il cui nome è stato coniato nel 1978, si occupa dell’analisi di diverse tipologie di resti di materia organica e contribuisce anche con questi dati a offrire una ricostruzione dettagliata del passato.

La conferenza si inserisce nel ciclo annuale per il decennale dell’Ecomuseo del Granito “L’eterno e l’effimero” con riferimento ai materiali durevoli, quali la pietra, e a quelli deperibili e destinati a scomparire con il passare dei secoli, quali il tessuto e il legno.


COMITATO PARKINSON CUP E GRUPPO ARCHEOLOGICO MERGOZZO PORTICATO DELLE CAPPELLE DALLE ORE

19.30 ESERCITAZIONI DI IMMAGINAZIONE Concerto in memoria di Alberto De Giuli

Nella stessa giornata del 13 maggio si terrà presso il Porticato delle Cappelle di Mergozzo un evento, organizzato dall’Associazione Amici Parkinsoniani VCO onlus e dal Gruppo Archeologico, in ricordo di Alberto De Giuli, fondatore del Gruppo, animatore di tante iniziative di ricerca storica e archeologica, scomparso nel gennaio 2016 dopo aver lungamente lottato contro la malattia di Parkinson.

Dopo un momento con interventi a ricordo di Alberto a cura di amici e colleghi, si terrà il concerto “Esercitazioni di immaginazione” con NeverSeenOrchestra, diretta dal maestro Gianmaria Bellisario.

Il concerto è a offerta libera. Il ricavato sarà devoluto a iniziative a favore di persone affette dalla malattia di Parkinson.

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Museo in gioco 2017

Museo in gioco 2017 - STORIE DI LEGNO E DI PIETRA

Anche per il 2017, grazie alla consolidata collaborazione con la Biblioteca per Ragazzi e il progetto Nati per Leggere di Mergozzo, ampliata anche con la collaborazione con il Comune di Baveno e il Museo Granum, ove si terrà uno degli appuntamenti, il CIVICO MUSEO ARCHEOLOGICO e l'ECOMUSEO DEL GRANITO, che compie 10 anni, propongono un calendario di incontri e attività per coinvolgere i più piccoli. Questo il programma dell'anno:

Mergozzo, Civico Museo Archeologico – Sabato 22 aprile ore 15.30-17.30

Storie di pietra – letture di racconti con la pietra come soggetto o ambientazione, a seguire laboratorio creativo e merenda


Mergozzo, Civico Museo Archeologico – Sabato 20 maggio ore 15.30-17.30

Storie di legno – speciale “Pinocchio”, una storia, tante storie…, a seguire laboratorio creativo di costruzione burattini

Mergozzo, Civico Museo Archeologico – Sabato 10 giugno

Notte in museo – torna, a grande richiesta, la possibilità di passare una notte insolita in un luogo insolito, tra le pietre antiche del museo… (numero massimo 10 partecipanti)


Mergozzo, Civico Museo Archeologico – Sabato 23 settembre ore 15.30-17.30

Compleanno del museo e dell’ecomuseo del granito – letture animate “le migliori storie di legno e di pietra”, a seguire laboratorio creativo


Baveno, Museo Granum - Domenica 8 Ottobre ore 15-17

Giornata F@Mu – pomeriggio in museo con attività ludiche per bambini e famiglie (presentazione del gioco “trivial pursuit lungo la via del marmo” frutto del progetto con le scuole medie del territorio e la Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano)




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