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Gennaio 3, 2021

Ss. Gervasio e Protasio – Baveno

STORIA

Il complesso ecclesiastico dei Santi Gervasio e Protasio e dell’annesso battistero si trova nel centro storico di Baveno, in una posizione sopraelevata rispetto alla strada litoranea, dalla quale si gode di una splendida vista sul golfo Borromeo e le sue isole.
998: la località di Bavena è citata per la prima volta nel testamento del vescovo di Tortona Liutefredo, redatto a Pavia, in cui viene disposta la vendita al duca Ottone di una lunga serie di possedimenti. La vendita progettata dal vescovo Liutefredo non si risolse pacificamente: i coniugi Riccardo e Valderada si opposero al passaggio di proprietà, rivendicando per ragioni ereditarie il possesso di quei beni. Ne scaturirono lunghe contese giudiziarie che si conclusero nel 1014 con l’assegnazione dei beni all’imperatore Ottone III, il quale a sua volta li donò al Monastero della Regina di Pavia, noto anche come monastero dei Santi Felice e Salvatore. Nel 1014 questa donazione venne confermata dall’imperatore Enrico II.
Altri documenti fanno presumere che anche il monastero di S. Donato di Sesto Calende e quello dei SS. Felino e Gratiniano di Arona avessero rendite e possedimenti in questa zona.

Queste complesse vicende storiche e giuridiche lasciano ancora aperti molti interrogativi, tuttavia, la dedicazione della chiesa ai SS. Gervasio e Protasio, martiri venerati a Milano ma ai quali era dedicata anche una basilica suburbana di Pavia, orientano verso una conferma della presenza in antico a Baveno di istituzioni ecclesiastiche pavesi.
1132: la pieve di Baveno con le sue cappelle è citata per la prima volta nella bolla di papa Innocenzo II, indirizzata al vescovo di Novara Litifredo e contenente l’elenco delle pievi sottoposte alla diocesi, ma verosimilmente, sulla base di altri documenti, esisteva già da qualche decennio. Probabilmente, la pieve di Baveno non rientrava dunque tra le circoscrizioni pievane create in età carolingia, ma venne costituita tra la fine dell’XI e l’inizio del XII secolo, come parrebbero dimostrare anche le evidenze architettoniche.
Nel corso del Trecento la documentazione storica si fa più fitta: sappiamo che il 25 luglio 1345 la chiesa dei SS. Gervasio e Protasio venne nuovamente consacrata dal vescovo di Novara Guglielmo da Cremona e che questa era gestita da tre canonici.

ARCHITETTURA ROMANICA

La chiesa è stata oggetto, dopo i secoli medievali, di diversi interventi costruttivi che hanno alterato l’impianto originale. Oggi ha una pianta a navata unica orientata, sulla quale si aprono diverse cappelle laterali, raccordata all’abside poligonale da una campata coperta da una volta a botte. Grazie alle strutture conservate in elevato e alla lettura delle Visite Pastorali è possibile ricostruire l’assetto romanico del complesso pievano.

Fase I (fine XI-inizio XII secolo): la torre campanaria è la struttura più antica e si correlava ad un edificio religioso del quale non è rimasta alcuna traccia. Il campanile si eleva su otto piani, scanditi da specchiature coronate da cornici di archetti pensili. Il paramento murario è composto da pietre sbozzate di piccole dimensioni disposte in corsi abbastanza regolari. Gli archetti pensili e gli archivolti delle monofore sono realizzati con frammenti laterizi. La struttura del campanile rimanda in modo particolare a esemplari di area lombarda e pavese, rafforzando l’ipotesi di un coinvolgimento per la costruzione del monastero della Scozzola e di maestranze provenienti da cantieri lombardi. La tessitura muraria indirizza verso una datazione tra il 1080 e il 1110.

Fase II (seconda metà XII secolo): Successivamente, l’edificio religioso venne interamente ricostruito e di questa fase sono visibili la facciata e due porzioni esterne della campata presbiteriale (A-B nella planimetria).

L’originale impianto della chiesa era a navata unica, con facciata a capanna inquadrata da due contrafforti, campata presbiteriale voltata a botte e abside semicircolare rivolta a est. La tessitura muraria delle porzioni conservate mostra un largo utilizzo di conci in granito rosa di Baveno di dimensioni medie e grandi, insieme ad altri litotipi locali come calcare e serizzo.

La facciata era divisa in tre specchiature da piatte lesene che si raccordavano alle frange degli archetti pensili. Questi hanno motivi decorativi stilizzati: figure di animali e piccole testine umane.

Nel settore centrale della facciata si apre il portale archivoltato e strombato, completato da capitelli con motivi geometrici e floreali.

Nella fascia superiore, sopra il portale, si aprono una finestra quadrangolare di recente esecuzione e una piccola apertura quadrilobata originale. Le specchiature laterali, invece, erano traforate da due bifore, ora tamponate.
In un momento di poco successivo alla sua conclusione, come testimonia il paramento murario sostanzialmente identico alla porzione inferiore, la facciata venne sopraelevata (fase IIa). La quota raggiunta dalla facciata con questo intervento è compatibile con l’altezza del perimetrale nord decorato da una cornice sommitale di archetti intrecciati. Si può dunque ipotizzare che poco tempo dopo la costruzione della chiesa, si intervenne sulle strutture probabilmente per realizzare la copertura voltata.

Le soluzioni planivolumetriche, l’analisi della tessitura muraria e i motivi decorativi permettono di collocare il cantiere della chiesa dei SS. Gervasio e Protasio nella seconda metà del XII secolo.