Ecomusei palcoscenico naturale: Il testamento dell’ortolano

Eventi e percorsi per scoprire l’identità del territorio piemontese

DOMENICA 30 giugno ore 16,00Mergozzo (VB) – San Giovanni in Montorfano

Da un racconto di Antonio Catalano, con Massimo Barbero, regia di Patrizia Camatel

TEATRO DEGLI ACERBI

Lo spettacolo “Il testamento dell’ortolano” è una narrazione fiabesca sull’armonioso rapporto dell’uomo con la natura da un racconto di Antonio Catalano, con Massimo Barbero – regia di Patrizia Camatel – In collaborazione con Piemonte dal Vivo per la rassegna “Ecomusei palcoscenico naturale”

Biglietto (da versare a partire da 30 minuti prima dello spettacolo): € 5,00

Informazioni: 0323 840809; abbonamentomusei.it – piemontedalvivo.it – ecomuseogranitomontorfano.it

LO SPETTACOLO

È un monologo teatrale tratto da un racconto di Antonio Catalano, eclettico artista, il poeta della meraviglia, il cantore delle piccole cose. Il sapore è quello di una fiaba antica, ma i contenuti sono modernissimi, poiché si parla del legame di amore e cura per il Pianeta Terra, tema di grande attualità e importanza primaria.

Protagonista della storia è l’ortolano Adelmo, vissuto in quel passato prossimo in cui l’orto era fonte primaria di sostentamento famigliare. Egli ha ricevuto la terra dai suoi antenati, l’ha coltivata per tutta la vita; ha imparato dal padre, ma si è anche inventato il mestiere sperimentando ad ogni stagione, con buona pace di tradizioni e proverbi; ha guardato alle fasi lunari un po’ sì e un po’ no, perché la luna sta lassù e che ne sa lei dei fagiolini; ha maledetto la tempesta e la siccità; ha messo su famiglia e l’ha nutrita coi frutti della sua fatica. Il giorno in cui, infine, si sente vicino alla morte, si chiede che destino avrà il suo orto, nelle mani del figlio Michele.

Ricevere in eredità un pezzo di terra e attrezzi agricoli può essere gravoso. Ma se si entra per quel cancelletto sgangherato anche solo per fare pulizia, per il decoro del vicinato, si rischia di subire il fascino di quella variegata comunità di esseri viventi, che va avanti strenuamente anche nel disinteresse del novello proprietario.

L’orto può diventare così un luogo in cui specchiarsi, in cui ritrovare le vicende famigliari, in cui scoprire il legame plurimillenario tra l’umanità e la Terra, che dobbiamo tutelare come eredità comune e ancor più come fonte di vita. Insomma, l’orto è il luogo della Cura: là dove ci si prende cura della terra, e dove la terra cura il corpo e l’anima. Questo è il messaggio lanciato dall’ortolano, laborioso e bonario, filosofo e poeta a sua insaputa.

L’intimità della narrazione si adatta a un piccolo gruppo di ascoltatori, grandi e piccini, per rimanere ancora più fedeli alle atmosfere dei racconti domestici, o di un antico “cunto” in cui però si narrano le gesta non di prodi cavalieri, ma di contadini in sella alla Lambretta, di peperoni magici esplosi in cielo come fuochi d’artificio, di balli a palchetto e lune di polenta…

NOTE DI REGIA E MESSA IN SCENA

“Mettere in tavola i propri pomodori provoca un piacere difficile da spiegare a chi non ha mai provato a farseli maturare davanti a casa. Per esperienza personale credo che l’orto faccia bene alla salute, alla Terra, ed anche all’anima. E allora è l’ortolano che cura l’orto, o piuttosto l’inverso? Quale senso può ancora avere coltivare un orto domestico, oggi? Ecco alcune domande che affiorano tra le righe da questa parabola contemporanea, che attraverso il linguaggio poetico e “meravigliato” di Antonio Catalano ci parla di amore per la terra e di vicende sospese tra il ricordo personale e i mondi immaginifici che da sempre costellano la sua ricerca artistica.

E’ l’epica delle piccole cose, elevate al rango di materia per poemi, portata all’uditorio con levità e commozione dall’interprete, anche lui felice ortolano della domenica, che completa così la nostra triade artistica in questo nuovo progetto, una nuova narrazione che esplora ulteriormente il rapporto uomo-natura.

Si tratta di uno spettacolo pensato per la rappresentazione in spazi naturali intimi e raccolti, orti, giardini e cortili che possano dare una suggestione a proposito del contenuto trattato; ciononostante lo spazio scenico è riempito solo dall’attore e da pochi cenni concreti, oggetti scelti e indispensabili, perché è il racconto che stimola l’immaginazione dell’uditorio.

Sarei felice se gli spettatori, tornati a casa dopo aver udito questa narrazione, avessero desiderio di piantare qualche seme, prendersene cura… e vedere che effetto fa…”

Patrizia Camatel

RECENSIONI

“Una favola, una parabola dal respiro universale e un canto d’amore per la terra e le proprie radici. Tutto ciò nella storia di tre generazioni di ortolani, fatta di fatica e di concretezza, ma anche di lirismo e magia, come sempre nella poetica di Catalano, in cui elementi sublimi si sposano a particolari gustosamente terreni.

(…) Barbero trasporta in un mondo animistico, fa sorridere per raggiungere un registro drammatico, enfatizzato dal contrasto di una musichetta allegra diffusa da un mangiadischi d’epoca.”

Nicoletta Cavanna, Radio Gold